Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – Ancora razionalisti ed empiristi

Ottobre 1, 2009

Dato che non possiamo permetterci di trattare per filo e per segno le principali personalità della filosofia sei-settecentesca, abbiamo deciso per una rapidissima sintesi, scaricabile qui.
Buon lavoro! ;)


Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – Razionalismo ed empirismo

Settembre 25, 2009

La tradizione storiografica e manualistica ci ha abituati a leggere la storia del pensiero occidentale dei secoli XVII-XVIII come dominata da un nucleo di problemi comuni di natura gnoseologica e ontologica, sui quali ha esercitato una profonda influenza il pensiero di Cartesio:

  • - la fondazione soggettiva di tutto ciò che è (cogito ergo sum);
  • - la natura e la provenienza del contenuto del pensiero (idee, rappresentazioni);
  • - la questione della corrispondenza tra res cogitans e res extensa, e tra mente e corpo;
  • - la certezza o meno dell’esistenza della realtà esterna.

Sulle risposte date a questi problemi ci si sarebbe poi divisi, in base alle soluzioni adottate e alle presunte tradizioni, anche nazionali, di pensiero. Ecco allora sorgere:

  • - una corrente razionalista, che trova i suoi centri nell’Europa continentale, tra Francia (con i seguaci più o meno diretti di Cartesio) e Germania,
  • - e una corrente empirista, di tradizione anglosassone.

Di qui una contrapposizione concettuale binaria: ragione versus esperienza, intelletto versus senso, innatismo versus tabula rasa, deduzione versus induzione, ecc.

Anche noi ci siamo serviti di questa lettura, elaborando una mappa corrispondente (scaricabile qui). Di più, abbiamo proposto uno slogan per l’uno e per l’altro schieramento, riprendendo un’affermazione notissima di Leibniz contenuta nei Nouveaux essais sur l’entendement humain (opera che costituisce un commento puntuale e dettagliato dell’Essay concerning human understanding di Locke):

Nihil est in intellectu quod non fuerit in sensu [...] nisi ipse intellectus [Nouveaux essais, II, 1].

La prima parte della frase, di ascendenza tomistica, caratterizza la posizione empiristica, sensista, lockiana, mentre l’aggiunta – nisi ipse intellectus – costituisce la risposta razionalista, innatista, leibniziana.

Tuttavia, nel momento stesso in cui abbiamo adottato questa lettura, ne abbiamo anche fatto notare i limiti, storici e teorici.

  • - Limiti storici. Essa tradisce la provenienza, a sua volta, da una tradizione filosofica ben precisa, quella idealistica, come mostra l’organizzazione della materia secondo la ben nota triade concettuale di tesi, antitesi e sintesi (dove la tesi sarebbe il razionalismo, l’antitesi l’empirismo e la sintesi il criticismo kantiano).
  • - Limiti teorici. Sono quelli che possiamo vedere in Locke, e che si ripropongono per gli illuministi: dove collocare il sensista Condillac, tra gli empiristi o tra i razionalisti? Che dire poi, andando indietro di oltre un secolo, di Pascal?

Sarebbe interessante studiare la genesi della distinzione razionalismo-empirismo, anche per poter meglio determinarne il retroterra. Questa, in ogni caso, dopo aver dominato manualistica, sunti e Bignami, persiste anche in lavori più recenti, come la Garzantina di filosofia (cfr. la voce Empirismo curata da Carlo Sini) e un manuale dai contenuti tutt’altro che tradizionali, come Filosofia. Lo sviluppo storico e le fonti (Sansoni, Firenze), scritto nei primi anni ‘90 da Emanuele Severino.

Tra gli approfondimenti rintracciabili in rete, sono da segnalare la voce (redatta da Peter MarkieRationalism vs. Empiricism della Stanford Encyclopedia of Philosophy e un articolo di Guy Longworth, dal titolo Rationalism and Empiricism (both in english, of course).

Insomma, abbiamo fatto bene o no a continuare a servircene?