Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – I sensi non mentono mai

Settembre 26, 2009

Rispetto al suo maestro Platone, Aristotele attribuisce maggiore fiducia al ruolo dei sensi nel processo conoscitivo. Anzi, per lui i sensi, nel loro dominio specifico e ammesso che funzionino, non mentono. I sensi non s’ingannano nel vedere un colore, udire un suono, e così via. I problemi sorogono in un secondo momento:

Dico “proprio” quello che non può essere percepito con un altro senso, e rispetto a cui non è possibile l’errore: ad esempio per la vista il colore, per l’udito il suono e per il gusto il sapore, mentre il tatto ha per oggetto molte varietà di sensibili. Tuttavia ogni senso giudica almeno i propri oggetti, e non s’inganna sul fatto che un colore o un suono ci sia, ma su che cosa e dove sia l’oggetto colorato o sonoro. [Aristotele, De Anima, B5 418a 11-18, tr. it. di G. Movia, Bompiani, Milano 2001]

Quali sono i sensi privilegiati dal nostro filosofo? Sono due:

  • la vista
  • e l’udito.
erso l’udito possiamo ascoltare i discorsi, e quindi apprendere: per Aristotele, la via principale per
trasmettere il sapere è l’oralità e non ancora la scrittura.
La superiorità della vista si spiega col fatto che questo senso permette di cogliere, in maniera più raffinata
rispetto algi altri sensi, le differenze tra gli oggetti. Inoltre, la vista può servire non solo all’azione, ma
anche alla contemplazione delle cose.
Se il primato della vista lo si incontra già in Platone – la stessa parola “<href>idea<>” è legata
etimologicamente col vedere – il suo trovarsi insieme con l’udito costituisce un binomio sensoriale che
accompagnerà tutto lo sviluppo del pensiero occidentale.
Ancora il filosofo contemporaneo <href>Arnold Berleant<>, che si occupa di questioni ambientali, ricorda la
tradizione per cui:
vista e udito sono sensi nobili (perché ci distanziano dalle cose)
tatto, olfatto e gusto sono sensi “bassi” (perché ci legano strettamente alle cose).
Berleant ricorda però che nell’ambiente noi siamo sempre immersi con tutti e cinque i sensi, alti o bassi che
siano.
Un esempio interessante – e anche qui c’entra l’ambiente, e c’entra il paesaggio – è, forse con qualche sorpresa,
<i>L’infinito</> di <>Giacomo Leopardi<>. L’abbiamo riletto insieme. Ora ascoltiamolo, recitato da Vittorio
Gassman:
http://www.youtube.com/watch?v=DUzsNkKTXMU
“Da tanta parte / dell’ultimo orizzonte <>il guardo<> esclude”;
“Ma sedendo e <>mirando<>, interminati spazi”
“sovrumani / <>silenzi<>, e profondissima <>quiete<>”
“E come il vento / <>odo<> stormir”
“io quello / infinito <>silenzio<> a questa <>voce<> / vo comparando”
“Guardo”, “mirando”. “Silenzi”, “quiete”, “odo”, “silenzio”, “voce”. Non è una combinazione, ma qualcosa che si
iscrive in un’eredità che ci proviene dall’antica Grecia: l’esperienza percettiva di Leopardi è un’esperienza
basata sulla vista e sull’udito.

Attraverso l’udito possiamo ascoltare i discorsi, e quindi apprendere: per Aristotele, la via principale per trasmettere il sapere è l’oralità e non ancora la scrittura.

La superiorità della vista si spiega col fatto che questo senso permette di cogliere, in maniera più raffinata rispetto agli altri sensi, le differenze tra gli oggetti. Inoltre, la vista può servire non solo all’azione, ma anche alla contemplazione delle cose.

Se il primato della vista lo si incontra già in Platone – la stessa parola “idea” è legata etimologicamente col vedere – il suo trovarsi insieme con l’udito costituisce un binomio sensoriale che accompagnerà tutto lo sviluppo del pensiero occidentale.

Ancora il filosofo contemporaneo (e musicista) Arnold Berleant, che si occupa di questioni ambientali, ricorda la tradizione per cui:

  • vista e udito sono sensi nobili (perché ci distanziano dalle cose);
  • tatto, olfatto e gusto sono sensi “bassi” (perché ci legano strettamente alle cose).

Berleant richiama però l’attenzione sul fatto che nell’ambiente noi siamo sempre immersi con tutti e cinque i sensi, alti o bassi che siano.

Un esempio interessante – e anche qui c’entra l’ambiente, e c’entra il paesaggio – è, forse con qualche sorpresa, L’infinito di Giacomo Leopardi. L’abbiamo riletto insieme. Ora ascoltiamolo, recitato da Vittorio Gassman:

“Da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

“Ma sedendo e mirando, interminati spazi”

“sovrumani / silenzi, e profondissima quiete

“E come il vento / odo stormir”

“io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando”.

“Guardo”, “mirando”. “Silenzi”, “quiete”, “odo”, “silenzio”, “voce”. Non è una combinazione casuale, ma qualcosa che si iscrive in un’eredità che ci proviene dall’antica Grecia. L’esperienza percettiva di Leopardi è un’esperienza basata sulla vista e sull’udito.