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Non è poi così scontato che cosa sia l’estetica: questo balza all’occhio non solo quando lo dobbiamo spiegare a un non “addetto ai lavori”, ma anche quando si tratta di discuterne tra coloro che di estetica si occupano. Ma, anche se dovesse sembrare scontato, non rientra forse tra i compiti della filosofia quello di scandagliare le ovvietà?

Per un primo approfondimento, ecco due dense letture:

Così come può essere utile una citazione da un saggio del filosofo statunitense George Gale sull’estetica del vino:

Le teorie estetiche hanno due compiti da fare. Primo, devono sostenere e spiegare i giudizi estetici che facciamo di solito. Secondo, devono fornire un apparato descrittivo che ampli, approfondisca e in generale arricchisca le nostre conversazioni sui nostri oggetti e giudizi estetici. Dubito che ogni teoria estetica risolverà mai i disaccordi che potremmo avere tra di noi sui nostri giudizi; eppure, sarebbe utile che le nostre teorie estetiche gettassero luce sui nostri disaccordi, rendendoli sia più chiari, sia più precisi.

[George Gale, Who Cares If You Like It, This Is a Good Wine Regardless, in Fritz Allhoff (ed.), Wine & Philosophy. A Symposium on Thinking and Drinking, Blackwell, Malden – Oxford – Carlton 2008, pp. 172-185: 172.]

Le teorie estetiche come approfondimento e aiuto alla comprensione delle nostre esperienze quotidiane e dei nostri giudizi di gusto. Non per dirimere eventuali divergenze, ma per capire meglio di che cosa stiamo facendo esperienza e di che cosa stiamo parlando. Che è quanto, per le diverse sfere della vita e dell’agire umano, fa la filosofia come tale.

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