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Lo spremilimoni Juicy Salif, prodotto nel 1990 per Alessi, è forse la creazione più famosa del designer parigino Philippe Starck. Così è presentato nel suo sito:

Perché sur ses longues pattes, Juicy Salif ne fera qu’une bouchée de vos citrons. Mystérieux, on ne saurait dire s’il est gentleman ou vampire. Mais comme nous, vous serez séduit et étonné par sa présence et son physique.

Spremilimoni, icona del design (è stato esposto al Centre Pompidou e al MoMA), oggetto di culto? Stando a quanto riporta Donald A. Norman nel suo Emotional design, pare che Starck abbia affermato:

Il mio spremiagrumi non è fatto per spremere limoni; è fatto per avviare conversazioni.

[Donald A. Norman, Emotional design. Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana (2004), tr. it. di B. Parrella, Apogeo, Milano 2004, p. 114].

Per avviare conversazioni o per raccontare storie, come afferma ancora Norman. Vale la pena leggere le sue considerazioni [ibid.]:

Lo spremiagrumi racconta una storia. Chiunque lo possieda deve metterlo in mostra, spiegarlo, magari darne una dimostrazione. Stiamo attenti, però, lo spremiagrumi non è stato creato per essere usato come tale. […] La versione in mio possesso, l’edizione costosa, numerata, dell’anniversario speciale (laminata in oro, nientemeno) è esplicita: “Non è fatto per essere usato come spremiagrumi”, si legge nell’etichetta numerata che lo accompagna. “La lamina dorata potrebbe danneggiarsi qualora venga in contatto con qualsiasi sostanza acida”. Ho comprato uno spremiagrumi costoso, ma non mi si permette di usarlo per spremere degli agrumi! Zero punti per il design comportamentale. E allora? Lo tengo in mostra con orgoglio nel mio ingresso. Cento punti per l’attrazione viscerale. Cento punti per quella riflessiva. (Eppure una volta l’ho anche usato per spremere degli agrumi – chi potrebbe resistere?)

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