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Che cosa mi ha emozionato quella volta? Tutto: le cose, la gente, l’aria, i rumori, i suoni, i colori, alcune presenze materiali, le strutture, le forme. Forme che riesco a comprendere, che trovo belle. E poi cos’altro mi ha colpito? Il mio stato d’animo, le mie sensazioni, il mio stato d’attesa mentre ero lì seduto. Mi viene in mente una famosa frase inglese […]: “Beauty is in the eye of the beholder”. Ovvero: tutto è soltanto dentro di me. Se è così, faccio un esperimento: tolgo la piazza. E a quel punto non provo più le stesse sensazioni. È semplice […]: nel momento stesso in cui elimino la piazza scompaiono anche le mie sensazioni. Senza quell’atmosfera non avrei quindi provato le stesse sensazioni allora, nella piazza.

[Peter Zumthor, Atmosfere. Ambienti architettonici. Le cose che ci circondano (2006), tr. it di E. Sala, rev. di A. Ruchat, Electa, Milano 2012², p. 15.]

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