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Nel romanzo L’eleganza del riccio di Muriel Barbery si parla del filosofo medievale Guglielmo di Occam (c. 1287-1347) e della sua soluzione al problema degli universali. Possiamo leggere, fra l’altro:

Per Guglielmo, le cose sono singolari e la realtà degli universali è erronea. Esistono unicamente realtà individuali, l’universalità è propria solo della mente, e supporre l’esistenza di realtà generiche significa solo complicare ciò che è semplice.

[M. Barbery, L’eleganza del riccio, tr. it. di E. Caillat e C. Poli, Edizioni e/o, Roma 2007, pp. 243-44.]

Troviamo qui un cenno a quel principio metodologico noto come principio di economia o, appunto, come rasoio di Occam. Due le principali formulazioni:

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.

Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora.

In proposito, interessanti le considerazioni della voce William of Ockham della Stanford Encyclopedia of Philosophy, redatta da Paul Vincent Spade e Claude Panaccio:

Ockham’s “nominalism” […] is often viewed as derived from a common source: an underlying concern for ontological parsimony. This is summed up in the famous slogan known as “Ockham’s Razor,” often expressed as “Don’t multiply entities beyond necessity.”  Although the sentiment is certainly Ockham’s, that particular formulation is nowhere to be found in his texts. Moreover, as usually stated, it is a sentiment that virtually all philosophers, medieval or otherwise, would accept; no one wants a needlessly bloated ontology. The question, of course, is which entities are needed and which are not.

Tre cose sono da notare in queste righe:

  1. l’espressione Entia non sunt multiplicanda… non si trova nei testi di Occam. Si ritrova invece l’altra, Frustra fit per plura… (Summae logicae, I, 12: l’opera è consultabile e scaricabile qui, dal sito Documenta Catholica Omnia);
  2. la frase, comunque, rispecchia il pensiero di Guglielmo, anzi, è condivisibile da tutti i filosofi, non solo medievali;
  3. il problema, semmai, è: quali sono gli enti necessari e quali no? Una prima risposta è: gli universali, se intesi come realtà, non sono necessari.

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