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Fra i topoi relativi alla bravura dei pittori, quello dell’insetto dipinto che inganna la vista è uno dei più noti. Filostrato, nelle Εἰκόνες (il cui testo originale è consultabile qui), parla di un’ape:

Fedele alla realtà, il dipinto fa gocciolare un po’ di rugiada dai fiori, sui quali si posa anche un’ape. E non saprei dire se è un’ape vera, tratta in inganno dal dipinto o se siamo noi a ingannarci, credendo che sia una vera ape.

— Filostrato maggiore, La pinacoteca (II-III sec. d.C.), tr. it. di G. Lombardo, Aesthetica, Palermo 2010, p. 46 (n. 23).

Si parla invece di una mosca nelle Vite di Giorgio Vasari (consultabili e leggibili qui). Qui la storia ha per protagonisti Giotto e Cimabue:

Dicesi che stando Giotto ancor giovinetto con Cimabue, dipinse una volta in sul naso d’una figura che esso Cimabue avea fatta una mosca tanto naturale, che tornando il maestro per seguitare il lavoro, si rimise più d’una volta a cacciarla con mano pensando che fusse vera, prima che s’accorgesse dell’errore.

— Giorgio Vasari, Le vite, ed. Giuntina, 1568, vol. II, p. 121.

Nella pittura quattrocentesca, specie nordeuropea, gli esempi di mosche dipinte non mancano. Si può fare riferimento al Ritratto di monaco certosino di Petrus Christus (1446), ora al Metropolitan Museum di New York, in cui la mosca compare sul bordo della cornice, a sottolinearne il ruolo di parergon (cfr. il post precedente, qui):

Petrus Christus, Ritratto di monaco certosino (1446, Metropolitan Museum, New York)

Petrus Christus, Ritratto di monaco certosino (1446, Metropolitan Museum, New York)

E si può ricordare il Ritratto di donna della famiglia Hofer, dipinto attorno al 1470 da un anonimo pittore svevo, ora alla National Gallery di Londra:

Pittore svevo, Ritratto di donna della famiglia Hofer (ca. 1470, National Gallery, Londra)

Scendendo più a sud, si può infine ricordare il riquadro della predella del Retablo di Sant’Eligio, oggi alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari, raffigurante la Consacrazione vescovile del santo. Qui la mosca, secondo una proposta interpretativa, potrebbe, in forma iconica, stare per la firma dell’artista:

Retablo di Sant'Eligio (post 1505, Pinacoteca Nazionale, Cagliari), part. della predella

Retablo di Sant’Eligio (post 1505, Pinacoteca Nazionale, Cagliari), part. della predella

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