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Ci si può domandare se quella compenetrazione, nell’immagine, di struttura bipartita e tripartita stia anche alla base della qualità estetica della composizione dell’immagine stessa. […] Molti anni fa ho mostrato ad alcuni amici, pittori astratti, due fotografie che riproducevano, nella stessa scala dell’originale, una la figura di Gesù, l’altra i due gruppi laterali. I pittori non conoscevano né la miniatura intera né il soggetto raffigurato. Li ho pregati di inserire la figura nello spazio tra i due gruppi laterali, a loro piacimento. Dopo qualche spostamento hanno posizionato la figura al posto giusto, senza che ci fosse bisogno di prendere in considerazione le conseguenze semantiche del posizionamento sintattico. Si potrebbe parlare di un fiuto per le costellazioni iconiche, evidenti e immanenti all’immagine.

Max Imdahl, Iconica. L’intuizione delle immagini (1994, post.), tr. it. di P. Conte, in «Aisthesis. Pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico», V, n. 2, 2012, pp. 11-32.

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