Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – Anche i grandi si riposano

febbraio 5, 2010

Due foto che mostrano il rapporto tra due padri della patria e il riposo.

La prima mostra il letto di Cavour negli appartamenti del castello di Grinzane, piccolo centro del cuneese di cui il nostro statista fu sindaco dal 1832 al 1849.

La seconda mostra la lapide affissa all’esterno di palazzo Alliata di Villafranca in piazza Bologni, nel centro storico di Palermo. Ricorda il riposo di Garibaldi, che durante la spedizione dei Mille qui «per sole due ore / posò le stanche membra». C’era da fare l’Italia…


Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – Scrittura e memoria

febbraio 2, 2010

Ecco qua un ibis, procurato da Roberta, e il dio egizio Thoth (o Theuth, come lo chiama Platone), da un rilievo del Ramesseum di Luxor, il mausoleo di Ramesse II.

Nel celebre mito tratto dal Fedro, Theuth è presentato come l’inventore della scrittura:

Questa scienza, o re – disse Theuth – renderà gli Egiziani più sapienti e arricchirà la loro memoria, perché questa scoperta è una medicina per la sapienza e la memoria. [Fedro, 274e, tr. it. in Opere complete, vol. 3, Laterza, Roma - Bari 1989, p. 274.]

Il re Thamus, come abbiamo letto, non è per nulla convinto della bontà dell’invenzione.

Il dibattito, possiamo dire, è tuttora in corso. In proposito, lasciamo parlare un egittologo che si è occupato del rapporto memoria-storia, il tedesco Jan Assmann:

Come per tutti gli strumenti complessi, anche per la scrittura [...] è presente una dialettica fra espansione e svuotamento. In quanto esteriorizzazione dell’apparato motorio naturale, l’automobile permette un’espansione impensata del raggio di movimento dell’uomo; al tempo stesso, però, se usata eccessivamente, porta a un’atrofizzazione della sua mobilità naturale. Lo stesso vale per la scrittura: in quanto memoria esteriorizzata, essa permette un’impensata espansione della facoltà di riprendere gli atti comunicativi e le informazioni memorizzati in precedenza; contempporaneamente, però, essa porta a un’atrofizzazione delle capacità mnemoniche naturali. Questo problema, esposto già da Platone, impegna ancora oggi gli psicologi. [J. Assmann, La memoria culturale,  tr. it., Einaudi, Torino 1997, p. XIX.]

Che cosa ne pensiamo? A quali conclusioni siamo giunti?


Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – La senape di Kant

gennaio 28, 2010

Ci siamo dilettati col giudizio di gusto kantiano, chiamando in causa Scarlett Johansson, José Perez e il sachem irochese (qui un’immagine) che di Parigi apprezzava soprattutto le osterie (quest’ultimo è un esempio dello stesso Kant, gli altri due ovviamente no). Ma Kant dove esercitava il suo giudizio di gusto?

Anche in cucina. Lo mostra il disegno riportato sopra, che mostra un anziano Kant tutto intento a mescolare gli ingredienti della senape! Il disegno è di Friedrich Hagemann e risale al 1801.

Anche il giudizio di gusto sulla senape sarà disinteressato? Anche la senape piace universalmente (e senza concetto)? Ecc. ecc. ecc.


Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – La mia ombra a Dachau

gennaio 27, 2010

Quale significato ha fare poesia dopo Auschwitz? Ogni discussione sul tema non può non partire dal monito, netto e apparentemente inappellabile, pronunciato negli anni ‘50 dal filosofo tedesco Theodor W. Adorno:

La critica della cultura si trova dinanzi all’ultimo stadio della dialettica di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie e ciò avvelena la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie. [Prismi, 1955]

Come Adorno ha ammesso in un secondo momento, forse questo monito non è così assoluto. Dopo la Shoah, tuttavia, resta impossibile «immaginare un’arte serena» [T.W. Adorno, Dialettica Negativa, 1966].  Di qui le difficoltà, anzitutto con il dire poetico stesso, incontrate dai poeti che hanno vissuto la Shoah e si sono confrontati con essa, dal rumeno Paul Celan all’italiano Primo Levi.

Utilissimo e ricco di prospettive, in proposito, un intervento di Riccardo Bonavita contenuto nel sito storicamente.org, mentre chi vuole approfondire può rintracciare i testi di Adorno (in tedesco e in inglese) nel sito marcuse.org.

Se questi sono i problemi legati al dopo Auschwitz, che cosa ha significato, invece, fare poesia nei campi di concentramento, durante la detenzione? Vi era in primo luogo una difficoltà materiale. Come ricorda un deportato a Dachau, il francese Henri Pouzol,

Ogni parola scritta era vietata, e l’autore era sotto la minaccia del bunker o della morte [lettera del 12/2/1987].

Ma nonostante tutte le difficoltà e tutti i rischi, nei campi di concentramento si è fatta poesia.  Si sentiva infatti un’urgenza, una necessità interiore, riassumibile con le parole di un altro deportato a Dachau, il francese Fabien Lacombe:

Nel dolore il verso della poesia è come un canto che libera e si spinge avanti fino al fondo della verità. [lettera del 13/7/1986].

Lettura consigliata a tal proposito è un libro che raccoglie poesie dei sopravvissuti e dei morti del campo di concentramento di Dachau, da cui sono stati tratti anche i due ultimi brani citati.

S’intitola Mein Schatten in Dachau (La mia ombra a Dachau) ed è uscito in Germania nel 1993. Può essere acquistato anche dal sito del campo di concentramento, oggi museo e Gedenkstätte (luogo della memoria). Esiste anche un’edizione italiana, pubblicata nel 1997 e ormai fuori commercio: è ancora rintracciabile nei remainder e in non moltissime biblioteche (cerca su Internetculturale.it).

Il titolo è tratto dalla poesia di un giovane deportato italiano, Nevio Vitelli, nato nel 1928 e morto nel 1948, tre anni dopo la liberazione, in seguito alle malattie contratte durante la detenzione.

La poesia, composta a 17 anni nel 1945, ha costituito il punto di partenza della raccolta che ha dato origine al libro: era stata custodita per molti anni da un altro italiano, Mirco Giuseppe Camia, a cui si devono non solo alcuni testi poetici presenti nella raccolta, ma anche la traduzione italiana (vedi l’articolo su Triangolo rosso, nel sito della Fondazione Memoria della Deportazione).

Tutte le poesie lette in classe provengono da questo libro. La presentazione vista e commentata insieme (poesie e immagini),  potete scaricarla qui.


Liceo “Marconi” – A.S. 2009/10 – De dignitate et excellentia hominis

gennaio 17, 2010

Per il gaudio e il tripudio di tutte e di tutti, è arrivata la prima verifica a casa per la IV G. Con tre grandi protagonisiti: Giannozzo Manetti, William Shakespeare e Michel de Montaigne.

Cliccando qui potete recuperare il materiale distribuito in classe, nel caso l’abbiate perso.

Forza e coraggio, e buon lavoro! ;)